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FARFALLE DIURNE
DI NISCEMI E DINTORNI


CICLO VITALE

 

Lo stadio adulto viene raggiunto in questi insetti attraverso quattro fasi: uovo, larva, crisalide, immagine. Le trasformazioni dall'una all'altra sono molto radicali e riguardano sia l'aspetto che la fisiologia. Così come in altri Ordini evoluti (Coleotteri, Imenotteri, Ditteri) l'individuo sgusciato dall'uovo appare del tutto diverso rispetto all'adulto, pertanto si parla di metamorfosi completa (olometabolia).
Le uova vengono deposte singolarmente o in gruppi in genere (ma non sempre) sulle piante nutrici, per dar modo alle larve neonate di cibarsi. La loro forma è varia, così come la loro superficie, che può essere liscia o variamente sculturata. Il tempo necessario per la schiusa è di circa una settimana (salvo il caso di uova svernanti), subito dopo la larva divora parte del guscio e quindi passa alla nutrizione vegetale. Lo stadio larvale è caratterizzato da una rapida crescita scandita da alcune mute durante le quali i bruchi cessano di alimentarsi e si nascondono in attesa di riprendere l'attività non appena il nuovo tegumento sarà indurito. Le larve delle farfalle sono allungate con corpo liscio o peloso, hanno corte antenne e sono munite di apparato boccale masticatore. Nel capo si distinguono, oltre ad un labbro superiore ridotto ad una piccola aletta, un paio di forti mandibole a margime dentato, un paio di robusti palpi mascellari, un labbro inferiore provvisto di corti palpi con al centro una filiera nella quale sboccano le ghiandole sericigene. La capsula cefalica, inoltre, presenta due parti laterali, dette epicrani, portanti sei ocelli (stimmate) per lato. Il movimento avviene tramite cinque paia di appendici (pseudozampe) portate dagli uriti 3°,4°,5°,6°,10°, l'ultimo paio, modificato rispetto agli altri, viene denominato propulsore. Anche i tre segmenti toracici portano appendici articolate e fornite di unghie, ma la loro funzione è prevalentemente di presa.
I colori e gli adattamenti sviluppati dai bruchi per assicurarsi la sopravvivenza sono molteplici. Sono molto diffuse le colorazioni mimetiche, come pure macchie ocellari e cornetti per confondere e intimorire i predatori. Ad adattamenti difensivi vanno ricondotti i peli urticanti, le secrezioni dell'organo estroflettibile del macaone (osmeterium), come pure la fuga tramite un filo da essi stessi secreto o lasciandosi cadere passivamente dall'alto.
Il terzo stadio è costituito dalla cosiddetta crisalide o pupa. Durante tale fase l'insetto sospende le attività di locomozione e di nutrimento e si protegge, talora in un bozzolo o si sospende ad un supporto. La creazione di un rifugio, tra i Ropaloceri, è propria solo delle Esperidi, tuttavia si tratta di bozzoli molto semplici, tutti gli altri danno luogo a pupe sprovviste di protezione, adagiate nella lettiera o all'interno di cavità, oppure appese ad un supporto tramite l'estremità addominale adesiva oppure ancora legate a testa in sù ad un supporto tramite una cintura. La ninfosi avviene nell'arco di una o più settimane in dipendenza dai fattori climatici. Questo stadio, inoltre, consente a molte farfalle di superare favorevolmente la stagione invernale.
I primi sfarfallamenti avvengono, per alcune specie precoci, a fine febbraio o ai primi di marzo. In genere si tratta di maschi che così possono iniziare ad elaborare i feromoni e nel contempo allontanarsi dal luogo natale evitando ibridazioni con femmine delle stesse ovate. Gli accoppiamenti, preceduti da un rituale di corteggiamento, possono condurre ad una o più generazioni annue. Le specie che sfarfallano una sola volta durante l'anno si dicono univoltine, le altre bivoltine o plurivoltine. Gli adulti dell'ultima generazione in poche specie sono svernanti e trascorrono l'inverno in uno stato di inattività, in opportuni ripari, in attesa di riprendere il volo col mutare delle condizioni climatiche. A parte questi casi di longevità, la vita di una farfalla è piuttosto breve potendo variare da qualche settimana per le specie plurivoltine ad alcuni mesi per quelle univoltine.


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