Le
sugherete di Niscemi
I boschi del comune di Niscemi hanno una superficie valutabile
intorno ai 700-800 Ha e
si trovano ad una quota sul livello del mare variabile fra i
320 (contrada Vituso) e i 121
metri. Essi sono i residui lembi di una ben più
vasta area boschiva che fino a poco tempo addietro doveva coprire
la Sicilia centro-meridionale; sono contigui a quelli più
estesi di S.Pietro (territorio di Caltagirone) e coprono le
ultime propaggini collinari dei monti Iblei, degradanti verso
la costa della piana di Gela.
I boschi si estendono a Sud e a Sud-Est del centro abitato per
una fascia di circa 9 km, vegetando sui pianori e sui pendii
delle vallate dei torrenti Monacella, Pisciotto e Terrana, su
aree discontinue e dai contorni frastagliati.
Essi hanno antica origine, loro notizie
ci sono pervenute fin dal 1601, quando il territorio
di Niscemi concesso in feudo alla nobile famiglia Branciforti,
fu soggetto a taglio illegale di legname. Altra testimonianza
storica, come riferisce Angelo Marsiano nel suo libro
"Gli usi civici e i boschi del
comune di Niscemi", viene fornita dagli atti
di un procedimento penale per un incendio avvenuto nel 1620.
Altre notizie si hanno sugli usi civici della popolazione che
veniva ad insediarsi nel feudo di Niscemi; la prima risale al
1634 e riguarda il taglio irrazionale della macchia e del bosco
che costrinse nel 1718 Stefania Branciforti ad emanare precise
disposizioni per il loro uso. Nel 1852 una quarta parte del
demanio divenne comunale, venne quotizzata e fu assegnata ai
cittadini dopo lunghe lotte dei contadini organizzati nei fasci
dei lavoratori. Successivamente, le parti delle quote, ricoperte
di alberi, vennero ridate al comune e andarono a costituire
i boschi attualmente di proprietà comunale.
Questi boschi rappresentano un esempio di macchia-foresta
mediterranea con dominanza di sughera e leccio, associate
a una serie di piante arbustive sempreverdi xerofile (di clima
arido).
Le associazioni finali di questo orizzonte vegetale si possono
ridurre a due:
- il climax dell'oleo-ceratonion
- quello del quercetum-ilicis.
Il primo si trova in ristrette aree ed ha come specie caratterizzanti
l'oleastro, il carrubo, la palma nana (unica palma spontanea
del bacino del mediterraneo), il lentisco, la fillirea e altri
arbusti tipici della macchia mediterranea.
Il
secondo molto più diffuso, forma la foresta sempreverde
mediterranea con sughera e leccio specie dominanti, a queste
si associano, la roverella, la quercia spinosa e numerosi arbusti,
frutici e suffrutici, quali i cisti, le eriche, la fillirea,
il mirto, il corbezzolo, il rosmarino, il timo, la ginestra
spinosa (calicotome) e alcune specie lianose che creano un intricato
sottobosco a volte impenetrabile, ricco di profumi, fruscii
e rumorose presenze che testimoniano la vitalità di questi
ambienti.
Cartina
della riserva ...>>>